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Pubblicazioni

Tra cielo e terra l’infinito

di Rita Cappi

Tra cielo e terra l'infinito

Copertina del libro

Questo libro vuole essere il racconto delle esperienze dell’autrice, catapultata suo malgrado in fenomeni paranormali che l’hanno spinta, attraverso la sperimentazione metafonica diretta, ad una ricerca spirituale con risultati degni di condivisione. Il libro contiene anche alcune tecniche metafoniche che possono essere utilizzate per comunicare con i nostri cari. Ma la tecnica non è nulla, senza la concessione di Dio.

Rita Cappi, pittrice e restauratrice, segue le orme del padre, pittore di professione. Sensibile ai problemi sociali, si dedica per alcuni anni, nei ritagli di tempo, al volontariato e all’insegnamento della pittura rivolta in particolare modo ai soggetti con difficoltà psicologiche e d’inserimento sociale. Viene contattata dal CIM, centro d’igiene mentale, per tenere corsi di “arte terapia”. Con buoni risultati, instaura con gli allievi rapporti umani di reciproca comprensione, riuscendo ad entrare nel loro mondo e a comunicare con loro per simbiosi. Si dedica anche alla musica, continuando a ragionare sul sociale scrivendo ben 20 brani, da lei cantati e suonati, con i quali sta realizzando il suo primo CD. Toccata poi da problematiche personali, si chiude in un lungo silenzio riflessivo, dal quale rinascerà poi più forte e determinata di prima e sempre più decisa a perseguire il vero, la verità assoluta e la dedizione agli altri.

Il ricavato del libro sarà devoluto interamente a opere di beneficenza.

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Biografia

Figlia di Tullio, un’autodidatta di sangue francese, ben dotato di istinto disegnativo e coloristico che si è conquistato un notevole apprezzamento presso le istituzioni espositive ed i collezionisti delle provincia romana, Rita Cappi ha respirato fin da bambina in casa aria di tavolozza, apprendendo da giovinetta i primi rudimenti pittorici dal padre.
Molto sensibile ai problemi di vita della gente umile dei Castelli Romani, ha iniziato a dipingere figure e volti, specialmente pagliacci, pervasi da una dolce e struggente malinconia, ambientati nella solitudine, illuminati soltanto da bagliori di fondo, alle spalle, come da un’alba di speranze ancora indecifrabili.

Poi, profondamente segnata da esperienze personali ed affettive vissute a fasi altalenanti e contraddittorie, la Cappi ha operato un deciso taglio con il suo passato figurativo, passando all’informale, anche sospinta da una frenesia creativa, da un’angoscia esistenziale e da una ricerca spasmodica di risposte valide ai propri interrogativi non più nella deludente realtà ma nel metafisico.
Spossata da questa allucinante esperienza, quasi svuotata, si è chiusa in un totale silenzio creativo, per poi riprendere un po’ alla volta con alcune collettive in provincia ed infine partecipare l’estate scorsa alla manifestazione dei “100 pittori di via Margutta”. Da allora un recupero lento, sofferto, pieno, fino alla determinazione di percorrere una strada nuova, matura, definitiva e professionale. E con essa la scelta del “suo” stile, sintesi complessa e difficile delle due fasi precedenti, ma ben risolta con un moderno ed efficace impianto disegnativo e specialmente con una tecnica cromatica ed espressiva molto personale: olii diluiti, trattati, colati, mai casuali e improvvisati, sempre voluti e controllati. Figure sognate, ambientate nel surreale, in atteggiamenti riflessivi ed emblematici, scandite da tonalità cromatiche basse e diafane attorno alle quali esplodono flashes di colore squillante e di grande vibrazione.

Luigi Casieri